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Il coaching durante le trattative

Per portare a buon fine una trattativa ci sono diversi manuali e seminari di retorica, e ci sono modelli di conduzione intelligente di una trattativa, come ad esempio il modello Harward. Proprio a quest’ultimo oggi fanno riferimento numerosi mediatori e diplomati. Questo modello è una conquista delle forme di comunicazione civili.
Questi modelli, pur utilissimi, non tengono conto dell’aspetto emotivo, che ogni tanto ci ostacola durante le trattative. Ogni tanto la nostra emotività e anche quella del nostro partner ci induce a compiere dei passi durante la trattativa che poi dobbiamo correggere con grande difficoltà o che non riusciamo più a correggere. Anche dopo molti seminari sulla presentazione non-verbale e sull’effetto di questa o quella figura retorica non possiamo ne negare ne sbarazzarci dei modelli relazionali della nostra biografia. Questi rimangono presenti all’esterno nelle situazioni della trattativa e all’interno, dal punto di vista emozionale.
Con il sostegno del coaching durante le trattative si riesce a sfruttare al meglio le risorse date dai propri modelli relazionali.
Il sostegno durante le trattative può essere effettuato solo nei casi in cui la persona da accompagnare persegue scopi legittimi e legali e si muove nell’ambito di un modello comportamentale e comunicativo secondo le nostre regole civili. Il coaching aiuta a portate in superficie le inibizioni personali e le risorse più autentiche. Di solito ognuno persegue più di un obiettivo. Avere chiarezza su questi obiettivi - quelli ufficiali e queli più impliciti, più personali - aiuta per aprire una strada percorribile in modo autentico per la persona nell’ambito della trattativa.

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